Widget Image
Subscribe to newsletter

Scopri di più

RELAX A TUTTO TONDO NEL PLURIPREMIATO RESORT DEL LIDO DI JESOLO:
• Sorpre

Figlio d’arte?

Mia madre se vogliamo è stata un’artista.  Scenografa ha lavorato solo per un breve periodo, perché poi sono nato io. Aveva anche una capacità pittorica eccezionale, riusciva a realizzare un quadro simile all’antico in pochi minuti. Mio padre invece, faceva proprio di mestiere il pittore. Poco conosciuto perché per suo principio non ha voluto frequentare il mondo dell’arte, ma è passato attraverso tutti i meccanismi della storia dell’arte Italiana avendo lavorato dagli anni ’50 all’anno scorso, quando è mancato, con un percorso eterogeneo ma molto serio.

Gli studi in medicina, perché?

Perché a casa mia c’è sempre stata una certa precarietà dell’esistere. Per cui oggi si vendevano dei quadri ed era tutto meraviglioso, poi magari per una settimana non si accendeva neanche il riscaldamento. E poi, alla fine forse anche per amicizia dei miei genitori con molti medici. Di fatto c’è molta sensibilità in chi ha studiato medicina con il mondo dell’arte, ci sono tantissimi collezionisti che sono medici e molti artisti sono stati medici, per citarne alcuni De Maria qui a Torino, Burri, lo stesso Ruggeri aveva studiato per i primi anni medicina, poi aveva abbandonato, era amico di mio padre.

Immagino che per creare e realizzare le tue opere occorra del tempo, difficile da conciliare con la professione medica.

Si occorre del tempo, ma io ho un vantaggio (che può essere anche uno svantaggio).  Io ho sempre dormito poco, sono un insonne cronico e invece di angosciarmi per l’insonnia produco.

Parliamo della tua opera.

Essenzialmente nasco collezionista oltre a nascere pittore. La mia opera scaturisce come ricostruzione parallela della realtà. In particolare le mie opere fatte con gli Swarovski, che mi hanno dato la notorietà, nascono proprio su quest’idea del collezionismo, dalla mia passione per le Wunderkammer. Ho sempre raccolto oggetti curiosi fin da quando ero bambino e il mondo antiquariale mi ha sempre appassionato. Sono andato in tutti i musei a vedere le Wunderkammer, ho sempre voluto costruire una mia personale “Camera delle meraviglie”, quindi il progetto scultoreo iniziale nasceva proprio da quest’idea. Quello che ho capito fin da bambino che gli oggetti che non trovavo per la mia personale Wunderkammer me li potevo creare e mi affascinava l’idea di potermi costruire i giocattoli da solo.

Emblematici i tuoi teschi.

I miei teschi sono nati nel ‘96 con l’idea appunto di riprodurre nella mia Camera delle meraviglie” un memento mori contemporaneo. Il teschio veniva sempre rappresentato insieme a dei beni voluttuari, così per me il cristallo è stato funzionale a estremizzare l’idea dell’effimero che ci circonda e sottolinea il senso di caducità della ricchezza e l’inutilità del lusso. Una doppia ironia, sul tema della morte.

Tutti gli oggetti creati con i cristalli partono dal concetto di Vanitas: Vanitas degli oggetti, Vanitas di situazioni, Vanitas di comportamenti.  Dalla Kalashnikov (che riproduce quelle in oro dei figli di Sadam Hussein), al microfono di Michael Jackson lasciato solo sul palco durante il concerto di commiato. Tutte Vanitas che ho voluto rappresentare per ironizzare la vanità del nostro tempo, anche oggetti a cui in apparenza non diamo alcuna importanza, dal piccone, alla cazzuola, oltre al teschio con le orecchie e il cappello, oppure il teschio asino.

Ma l’importanza delle tue sculture non sta tanto negli oggetti rappresentati o nell’invenzione del teschio in cristalli, nonostante sia diventato l’icona del nostro secolo, (il teschio adesso è rappresentato dappertutto…)

Si, è vero l’importanza dell’invenzione sta nell’aver utilizzato un materiale nuovo, fatto essenzialmente di luce e trasparenza, che viene captata negli ambienti che ci circondano. Quindi la mia opera scultorea ha un’idea che è l ’antitesi totale di quello che è la scultura, perché la scultura è fatta di volumi, di peso, di assenza di trasparenza. Le mie sculture vengono create proprio come i gioielli, quindi ogni singolo Swarovski viene incastonato così da garantirne la totale trasparenza attraverso il passaggio della luce.

Credo che il segno che lascerò nel tempo sarà proprio questo: Il senso della trasparenza e della leggerezza che perde in peso specifico, conducendo all’idea della “non scultura”.

 

SCULTURE FATTE DI LUCE – la cosa che più mi ha interessato, la grande intuizione di aver utilizzato quel materiale.

 

E le carte?

Ho subito capito che il lavoro con i cristalli sarebbe stato il lavoro che mi avrebbe caratterizzato come l’artista degli Swarovski, ho voluto quindi inserire anche altri codici, perché io l’arte la amo davvero e la faccio per passione vera.  Mi sono così posto il problema di fare qualcosa di diverso che mi rappresentasse allo stesso modo. Mentre lo Swarovski ha avuto un successo immediato le carte sono venute molto dopo. Nelle opere con le carte la precisione si basa sull’idea ossessiva della ripetizione, ed è ascrivibili ai Mandala Tibetani che vengono fatti quasi per raggiungere uno stato spirituale evocativo nei confronti del Mandala, affermando migliaia di volte lo stesso rito: monito e incantesimo al tempo stesso.

Domanda scontata, più medico o artista?

Mi sento a metà strada di tutto, medico artista. Mi sento un ibrido. Cerco di prendere il meglio di tutto ciò che sto facendo. Dalla medicina ho preso molto la serietà e l’etica che ho trasposto nella sfera artistica.

Nel mondo della chirurgia degli occhi ogni gesto, anche il più piccolo, porta a un risultato, e devi sempre ripetere lo stesso gesto per raggiungere il risultato migliore. Questa idea della ripetizione che c’è anche nei miei quadri diventando quasi un’operazione ossessiva. Tra l’altro, casualmente sono diventato l’oculista di molti artisti importanti, e mi lusinga molto che l’artista mi affidi i sui occhi che sono l’organo vitale che insieme alle mani e al cervello usa di più.

Il mondo dell’arte è oggi forse un po’ sovrappopolato?

E’ molto cambiato il meccanismo, con l’estremizzazione dell’arte concettuale è diventato molto difficile riconoscere i bluff da quelli che bluff non sono. Fa molto la galleria in cui tu vieni esposto. Se la galleria ha forti crediti, di riflesso anche tu guadagni crediti anche se magari non sei all’altezza. Di fatto ci sono tantissimi artisti che sono diventati molto famosi e poi spariti.

Per questo ho sempre pensato di dare priorità alla produzione piuttosto che andare a parlare alle mostre e inaugurazioni… non mi è mai importato molto. Ho una forte urgenza del fare continuo.

 

Molti hanno gli occhi ma non sanno vedere. Bisognerebbe guardare meno e vedere di più

Progetti futuri?

Recupero di un progetto che avevo realizzato tempo fa. Sono delle sculture in fusione di bronzo. Ho già fatto dei prototipi che vorrei proporre. E anche un lavoro pittorico utilizzando cover di vinili.

Dopo un po’ mi annoio a fare sempre le stesse cose, mi piace sperimentare, differenzio molto la produzione.

 

Nicola Bolla nasce nel 1963 a Saluzzo, attualmente vive a Torino dove si divide fra il lavoro di medico e la sua passione per la creazione artistica. Ha collaborato con importanti gallerie quali la Sperone Westwater Gallery e la Nohra Haime Gallery di New York e ha esposto alle Biennali di Venezia del 1995 e del 2009, affermandosi a livello nazionale ed internazionale e conquistando grandi collezionisti come Calvin Klein in America e Yoko Ono e George Michael a Londra.