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Paolo Galetto non si definisce artista, ha una certa umiltà nel raccontare il suo percorso, la sua ricerca. Protagonista indiscusso delle sue opere è il disegno. L’essenza del tratto, della mano che lo traccia, una linea segnata che lo accompagna da sempre.

Quando hai capito che avevi un talento?
Ho capito che amavo disegnare da bambino. Non sono andato all’asilo, sono direttamente entrato in prima elementare. Pensavo di non essere all’altezza dei miei compagni di classe, mi sembravano tutti bravissimi, quindi mi sono impegnato molto. In seconda elementare sono riuscito a disegnare una rosa: mi hanno addirittura citato come il più bravo. È stata una grande soddisfazione, all’epoca il disegno era il primo mezzo di espressione, una materia a cui si dava molta importanza. Avendo acquisito maggior fiducia, ho ritratto tutti i miei compagni su un bloc notes, me lo ricordo ancora…

Hai quindi seguito gli studi in ambito artistico?
La mia pessima carriera scolastica si è conclusa con la mia fuga da casa con una minorenne, decisamente la mia è stata un’adolescenza difficile. Solo a 23 anni, dopo qualche anno complicato, ho intuito che il mio “mestiere” potesse essere quello del disegnatore. Il percorso artistico era quello più vicino a me, quello che mi corrispondeva di più. Ho dovuto darmi da fare per recuperare il grande svantaggio che avevo accumulato rispetto agli altri. Mi sono laureato all’Istituto Europeo d’Arte Applicata e Design, in Grafica e Illustrazione, ho iniziato a lavorare in agenzia di pubblicità, prima come dipendente, di seguito aprendo un mio studio. Per 20 anni. È nel 1998 che nasce la mia esigenza di esporre le mie opere. Non mi sono mai reputato un artista ma senz’altro ho sempre avuto una forte esigenza di esprimermi attraverso il gesto del disegno: disegnavo per strada, ritratti, carnet de voyage.
Dalla pubblicità sono passato all’illustrazione editoriale. Dal 2006 ad oggi sono considerato un autore: disegno per l’editoria, per la moda e il design.

Portrait_Paolo_GAletto_phGreta_StellaI tuoi ritratti sono come l’inizio di una “conversazione”, un atto rispettoso di avvicinamento.
Per me è importante la relazione.  Non “parlare di”, ma “parlare con”. La relazione e lo sguardo. Penso che il guardare sia qualcosa che nessuno ci insegna. Ci insegnano a parlare, ad ascoltare, a scrivere, a studiare, ma non a guardare.
Per me guardare è una atto quasi amorevole.
Ci si può accarezzare con lo sguardo.
Utilizzo e prediligo la tecnica dell’acquerello perché è veloce, fluida, immediata, liquida come noi. Grazie ad essa riesco a stabilire un contatto più diretto, senza filtri, con il soggetto che sto ritraendo.

Parti da una fotografia, dall’incontro con il soggetto?
Il ritratto riesce meglio, ovviamente, quando incontro la persona. Se ciò non è possibile, mi affido a una fotografia del soggetto. Partire da una fotografia significa sbagliarsi quasi sempre: essa è già un’interpretazione che spesso celebra un volto e non lo considera nella sua interezza, non ne considera il mondo interiore. Noi siamo anche un po’ misteriosi e il disegno rappresenta un magico mezzo, un prezioso strumento che aiuta a svelare e cogliere parte di quello che noi siamo. Il mio corpo che ne esprime un altro, attraverso il mio sguardo.

Come definiresti la tua ricerca artistica?
Trasformare il mio egocentrismo in qualcosa che mi mette in relazione con gli altri.
Una ricerca artistica che, in questi ultimi 20 anni, ho quasi sempre svolto in completa autonomia e indipendenza.

Paolo_Galetto_phGreta_StellPaolo Galetto nasce a Torino 1962. Ha lavorato a lungo come visualizer, realizzando centinaia di storyboard per alcuni dei più importanti brand del mondo. Parallelamente ha sempre dipinto, focalizzandosi sull’utilizzo dei colori ad acqua e utilizzando come supporto la carta. Estremamente riservato, ha atteso più di quindici anni per mostrare i propri lavori. La sua ricerca si è concentrata prima sul paesaggio, poi sulla figura umana e su una serie di raffigurazioni di scarpe femminili.
Tra i suoi lavori su commissione, “le Voguettes” e “Faces of Fashion “– due serie di ritratti sulle donne della moda, dalle direttrici di riviste a modelle e influencer – per Vogue Italia. La gallery, intitolata “Voguette by Paolo Galetto” è visibile sul sito del magazine.
Da marzo 2010 la pagina della cultura de La Stampa ospita i suoi i ritratti dei più importanti pensatori, romanzieri, intellettuali. Per Bolaffi ha curato recentemente una serie di ritratti “anticonvenzionali” dei grandi protagonisti del Risorgimento.
La sua capacità e il suo talento, pochi anni fa, gli hanno fatto raggiungere importanti traguardi quali l’ inclusione in ‘Illustration Now!’, il catalogo che raccoglie il meglio dell’illustrazione mondiale e la vittoria del Leone di Bronzo ai Cannes Lions, il Festival di Creatività di Cannes, dove ha raggiunto il terzo posto grazie a The Body, trittico di ritratti per una campagna pubblicitaria.
Ha insegnato All’Istituto Europeo di design (Torino) e ha tenuto workshop e masterclass per oltre 20 anni, promuovendo il proprio approccio tecnico.

 

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