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Daniele Lo Scalzo Moscheri

Via Francesco de Sanctis, 52, 20141 Milano MI

Visita il sito web

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Daniele Lo Scalzo Moscheri: a volte per staccare davvero deve dedicarsi all’attività sportiva. “E’ l’unico modo per scaricare la tensione artistica. Sono un professionista multitasking, cinetico e curioso e riesco a sedimentare e poi razionalizzare le mie scelte solo così”, racconta Daniele (Lele) Lo Scalzo Moscheri, che si definisce una “persona di mestiere”. Progetti in Italia e all’estero in ambito residenziale e alberghiero, direzione creativa di numerose aziende di arredamento e un work in progress no stop di idee e ispirazioni, l’architetto è sempre in fermento.

Studi e laurea al Politecnico di Milano e un master in “Advanced Technology Application in Industrial Design Manifacture” alla Tampa University, in Florida, sono alla base della sua carriera. «Ho avuto anche un grande maestro, Piero Lissoni. Nel suo studio, agli esordi, ho appreso una lezione fondamentale: conoscere i propri limiti e le proprie qualità. Seguire il proprio linguaggio. Una consapevolezza professionale e una capacità di approfondimento che si acquistano solo con una cultura di base solida ed estesa e non con la specializzazione. Ispirazione e visione pragmatica devono operare insieme», specifica Daniele Lo Scalzo Moscheri, ricordando come a ventisei-ventisette anni la passione e l’impegno non gli facevano sentire la fatica di lavorare giorno e notte. «Una fase da pionieri. Insieme a Lissoni ho vissuto la parte invisibile e dura del nostro mestiere: acquistare la fiducia dei clienti. Per esempio abbiamo fatto risorgere Boffi. Poi sono arrivate altre aziende, come Porro. Nel 1994 ero maturo per cominciare la mia attività in autonomia», racconta.

Nello studio di Daniele Lo Scalzo Moscheri lavorano oggi dodici persone, tra grafici, architetti e interior designer. Tra i clienti, Giorgetti, Varaschin outdoor, Xera, specializzata in cucine professionali. Lo Scalzo Moscheri ha disegnato anche per Tisettanta, Matteo Grassi, Ivano Redaelli, Gallotti e Radice, per citare solo alcune realtà aziendali. A questi si aggiungono i clienti privati in giro per il mondo, con i quali stringe sempre un rapporto interlocutorio, di grande coinvolgimento. «Indago le loro preferenze, “prendo le misure” e propongo loro la mia concezione di abitare, funzionale, mai invasiva o eccentrica. Uno stile caldo, dalle linee sobrie. La case deve essere un “mondo in equilibrio”, capace di raccontare la personalità di chi vi abita.

So di aver completato un progetto quando non ho più nulla da aggiungere, ma anche nulla a togliere». Cromie come il greige (mix di grigio e beige), pochi pezzi storici abbinati ad altri contemporanei,una certa tendenza
all’understatement e attenzione ai materiali sono i suoi mantra. «Legno grezzo, pietra naturale, colori materici, ma anche un atteggiamento culturale che mi impedisce di usare degli azulejos a Brera, decontestualizzati. Bisogna rispettare la dignità dei materiali. Nessuno sa lavorarli meglio degli artigiani. Il lavoro di falegnami, ebanisti e fabbri è prezioso». Tra gli ultimi progetti un hotel a Malta e un appartamento nella Mercury City Tower di Mosca, il grattacielo più alto d’Europa. A settembre i proprietari sono entrati e hanno trovato tutto pronto, dall’impianto di condizionamento alla biancheria, al profumo d’ambiente. Lele però era già lontano, proiettato verso altre iniziative.